Metodo Design Sprint: perchè provarlo

Design Sprint: perchè provarlo

Veloce, veloce, veloce!

Se lavori nella comunicazione digitale (…ma a dire il vero anche in tutti gli altri ambiti…) sai che il lancio di un prodotto può essere molto penalizzato dal ritardo della consegna. Il modello di business delle start up inoltre ha accorciato ulteriormente la tempistica dei progetti digitali.

Considerazioni sullo stress a parte, l’apporto di una tale velocizzazione è un fatto positivo in termini di innovazione.

La problematica centrale, infatti, non è tanto la velocità di delivery di un prodotto, ma la riduzione del tempo di ideazione e decision making a fronte di una reale efficacia della soluzione creata. Ovviamente, il tutto nel minor tempo e minor budget possibili.

Prodotti nuovi, processi nuovi

Anche i metodi e i processi sono cambiati, quindi, non solo i prodotti. Finalmente direi, anche se la strada da fare (in Italia ma non solo…) è ancora lunga.

Velocizzare i processi è infatti da decenni il cruccio fondamentale di aziende e consulenti. Già da qualche anno è stato direttamente Google a suggerire una nuova metodologia di lavoro per il mondo del digitale attraverso la sua costola Google Ventures che supporta la crescita di startup e agevola lo sviluppo di esperienze digitali. La tecnica è stata demominata Design Sprint da uno dei partner di GV, Jake Knapp.

Di fronte al Design Sprint, i più moderni modelli di project management (tra cui Agile e Lean Start Up) e persino il suo concorrente diretto Design Thinking appaiono macchinosi e pesanti.

Premetto che non sono una sostenitrice di tecniche di progetto “assolute”. Secondo me la chiave del successo di un progetto è sempre nella capacità di adattamento alla tipologia di cliente, ai suoi bisogni e al contesto. Ciononostante, penso che il Design Thinking abbia posto una sfida interessante al mondo del digital executive e vale la pena conoscerne le particolarità.

Se il Design Thinking si concentra sul problem solving attraverso l’integrazione tra approccio analitico e creatività, il Design Sprint infatti si fonda su velocità, process dynamics e prototyping: cinque giorni per concepire il nuovo prodotto digitale, realizzarne il prototipo e farlo testare a un campione reali di utenti chiave (umani, non virtuali!). Cinque giorni! Sono pochissimi!

Eppure si può fare. Ecco come.

Cinque giorni, un’azione al giorno

La forza (o debolezza?…) del Design Sprint è, a mio avviso, la capacità di scomporre il flusso di lavoro individuando solo le azioni essenziali e realizzandole nell’ordine giusto. Si tratta infatti di un fattore che può determinare il successo o il fallimento del progetto.

La metodica utilizzata permette quindi di far corrispondere ad ogni azione una giornata di lavoro:

  • Giorno 1: brainstorming: ascoltare il cliente e creare una mappatura dei suoi bisogni
  • Giorno 2: sketch: realizzare diverse bozze schematiche delle soluzioni possibili
  • Giorno 3: decision making: scegliere la soluzione più pertinente
  • Giorno 4: prototyping: realizzare il prototipo della soluzione scelta
  • Giorno 5: testing: far testare la soluzione (AB test) da un campione di utenti tipo

Velocità di decisione e dinamiche di lavoro

Il Design Sprint è un acceleratore di fasi: il processo decisionale per cui solitamente verrebbero impiegate settimane (o forse mesi…) si trasforma in un numero ridotto di ore di lavoro. Diversamente da altri approcci che indugiano maggiormente nella fase di ideazione, il Design Sprint pone al centro il momento e le modalità di decision making.

Non si deve pensare a quei lunghi interminabili dibattiti per arrivare a scegliere di quanti pixel spostare il pulsante! Google Ventures invita al contrario i team member ad arrivare ad una convergenza di idee attraverso il “Note and Vote”, ovvero delle vere e proprio votazioni tramite post it incollati ad una lavagna.

Sistema forse non perfetto, ma sicuramente rapido!

Un lavoro di squadra

Come si lavora in Design Sprint? Per cinque giorni consecutivi diversi professionisti coinvolti si riuniscono intorno ad un tavolo. Idealmente avremo quindi:

Quest’ultimo ha il vantaggio di poter lavorare insieme agli esperti e sentirsi accompagnato per tutta la durata del progetto.

Il segreto: come l’utente reagisce al prototipo

Il ciclo di vita di un progetto Design Sprint si conclude con la fase di Learn, ovvero il momento in cui comprendi se il prototipo elaborato può veramente funzionare e soddisfare il cliente.

Il quarto giorno del Design Sprint è dedicato infatti alla realizzazione di un un mockup del prodotto il più possibile concreto e funzionante, un Minimum Viable Product per dirla nei termini della tecnica Lean Start Up.

Diagramma Sprint

Lo Sprint propone come metodologia di verifica il test diretto da parte di utenti reali, persone fisiche (non macchine!) che provano il modello del prodotto e interagiscono con esso. Per condurre il test, GV propone un modello di customer interview suddivisa in 4 parti:

  1. introduzione accogliente per far sentire l’utente a suo agio e spiegare ciò che sta per compiere
  2. domande specifiche sulla tipologia di utente e la sua attività quotidiana in relazione all’oggetto del prototipo
  3. presentazione del prototipo assicurandosi che l’utente non si senta sottoposto ad un esame
  4. riepilogo finale, durante il quale si chiede all’utente di riassumere il suo feedback in poche parole

Benefici per il cliente

  • Il Design Sprint ottimizza il ROI: l’investimento economico e umano necessario è relativamente ridotto rispetto ad altre formule, grazie soprattutto al fatto che la soluzione è già testata da utenti veri;
  • Il Design Sprint limita i rischi ed è l’ideale per testare nuove idee: evita di trascorrere mesi a sviluppare un concetto che potrà potenzialmente non avere successo;
  • Il Design Sprint va all’essenziale: ogni elemento superfluo è rapidamente individuato ed eliminato, evitando di sviluppare funzionalità inutili o dedicare troppo tempo su elementi non centrali per il business.

La chiave è nella professionalità

Il Design Sprint è adatto ad ogni tipo di progetto digitale dalla concezione dell’interfaccia di un sito web, alla creazione di un’applicazione mobile, una piattaforma, o qualsiasi altro prodotto digitale.

Se sei un’agenzia o un professionista del digitale, ti consiglio quindi di dare una chance a questo metodo, possibilmente seguendo i modelli e gli strumenti proposti da GV almeno in una fase iniziale e adattarli alle necessità contingenti.

Senza dubbi un metodo del genere può riuscire solo laddove i professionisti intorno al tavolo sono veramente tali. Nessun spazio per confusione di ruoli, tensioni, professionalità incerte, scarsa coesione (e se sei un’agenzia, tratta bene i tuoi collaboratori 😉 ). Alto è il rischio infatti che il fattore velocità diventi puro stress e, se gestito male, il ciclo sprint vada fuori controllo trasformandosi in un bel fiasco.

Se sei un cliente, invece, forse potresti chiedere fin dall’inizio all’agenzia o al professionista a cui ti rivolgi quale metodologia verrà utilizzata per realizzare il tuo progetto. E se vedi che il processo che ti propone è poco chiaro, lungo o farraginoso (o peggio ancora non esiste!)… ti consiglio di considerare questo fattore per scegliere a chi affidare la tua idea.

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