L’Industria 5.0 è l’upgrade di cui abbiamo bisogno.

Nel gennaio 2021 la Commissione Europea ha divulgato un documento (link più in basso) che introduce nel linguaggio economico in Europa la definizione di “Industria 5.0”. Alla data della sua divulgazione, siamo in periodo pandemico ma non ancora bellico. L’Europa ha già conosciuto un enorme shock, quello dell’arrivo del Covid-19, ma non ancora l’impatto stravolgente dell’aggressione russa all’Ucraina con la conseguente necessità di revisione totale della politica energetica e produttiva. 

La Commissione parla di “un’industria forte, ma che deve affrontare continue sfide; competitiva, ma operante in un’economia globalizzata sempre più complessa; con solide esportazioni, ma sottoposta a panorami geopolitici in continua trasformazione” (Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry, European Commission, Directorate-General for Research and Innovation – trad. di chi scrive).

I sistemi produttivi e sociali hanno già tentato un adattamento a questa costante evoluzione attraverso la cosiddetta Industria 4.0, o “quarta rivoluzione industriale”, un sistema produttivo altamente digitalizzato, fondato sulla totale automazione, una profonda interconnessione e la piena flessibilità.

Perché introdurre così velocemente un nuovo “upgrade” a Industry 5.0? 

La risposta viene proprio dalla fragilità delle strutture rigide, in cui è in parte ingabbiato anche il modello proposto dall’Industry 4.0. L’avvento dei cambiamenti e delle questioni legate all’innovazione tecnologica sta richiedendo all’industria di ripensare la propria posizione e il proprio ruolo nella società. Viceversa, i cambiamenti e le transizioni sulla scena sociale hanno un profondo impatto anche sull’industria. 

Lo ha dimostrato lo shock pandemico: la centralità del fattore umano, le “grandi dimissioni”, i costi in termini di sostenibilità (ambientale, energetica ma anche umana), l’urgenza di politiche di Diversity Equity and Inclusion in azienda, e l’esigenza di strutture e di processi flessibili (la famosa resilienza) capaci di riadattarsi velocemente dopo la “disruption”. Lo sta urlando il rischio di collasso energetico e lo stress sociale seguiti all’inizio della guerra in Ucraina. L’industria tradizionale (eh sì, anche quella 4.0 già lo è) sente il bisogno di considerare lo shock come parte stesso del sistema produttivo e dei processi. Qui sta il grande passo avanti.

Ecco allora che il paradigma evolve e l’upgrade diventa necessario verso una nuova industria che sia:

  • umano-centrica
  • sostenibile
  • resiliente

La definizione di Industia 5.0

Industry 5.0 è un concetto aperto e in evoluzione, che fornisce una base per l’ulteriore sviluppo dell’industria del futuro in un’ottica collaborativa e co-creativa . Il nucleo può essere definito come segue:

“Industry 5.0 riconosce il potere dell’industria di raggiungere obiettivi sociali al di là dell’occupazione e della crescita per diventare una fonte resiliente di prosperità, facendo in modo che la produzione rispetti il pianeta e ponendo il benessere del lavoratore al centro del processo produttivo”.

Towards a sustainable, human-centric and resilient European industry, European Commission, Directorate-General for Research and Innovation (trad. di chi scrive)

Industria umano-centrica

Il concetto di industria umano-centrica si riferisce ad un approccio di progettazione, sviluppo e produzione di beni e servizi che tiene conto delle esigenze e dei bisogni degli esseri umani.  Piuttosto che chiederci cosa possiamo fare con la nuova tecnologia, chiediamoci cosa può fare la tecnologia per noi. Piuttosto che chiedere al lavoratore di adattare le proprie competenze alle esigenze dell’innovazione, vogliamo utilizzare questa per adattare il processo produttivo alle esigenze di chi lavora. 

Il processo decisionale e le scelte progettuali in questo modo vanno a basarsi sulla comprensione delle esigenze, delle preferenze e dei comportamenti dell’individuo al fine di creare beni e servizi che siano utili, accessibili, sicuri ed efficaci per il maggior numero possibile di persone. Ciò non soltanto allo scopo di perseguire valori umani e rinnovare l’etica del lavoro e delle relazioni sociali. In realtà, è l’industria stessa a beneficiare largamente di un approccio umano-centrico che garantisce un aumento della produttività e della prosperità nel tempo attraverso, ad esempio, la resilienza della sua struttura, l’acquisizione e la fidelizzazione di nuovi talenti e l’individuazione di risorse sostenibili e competitive.

Industria sostenibile

L’industria sostenibile è un modello di produzione che mira a soddisfare i bisogni del presente senza compromettere quelli delle generazioni future. Ciò implica che le attività produttive siano gestite in modo tale da minimizzare gli impatti negativi sull’ambiente, sulla società e sull’economia. Essa cerca di conciliare la crescita economica con la tutela ambientale e sociale, attraverso l’adozione di tecnologie avanzate e processi produttivi più efficienti e sostenibili.

L‘innovazione tecnologica, e in particolare l’utilizzo diffuso dell’intelligenza artificiale (AI), può svolgere un ruolo importante in tal senso. L’AI può essere utilizzata per ottimizzare i processi produttivi e ridurre gli sprechi, identificare le aree in cui è possibile diminuire l’impatto ambientale, migliorare la gestione delle risorse e prevenire i guasti delle attrezzature per risolvere la necessità di sostituirle frequentemente.

Inoltre, l’AI aiuta a migliorare l’efficienza energetica, la gestione dei rifiuti e la riduzione delle emissioni, attraverso la raccolta e l’analisi dei dati in tempo reale. Un esempio importante è costituito dal monitoraggio delle emissioni di gas serra da impianti industriali, andando così a identificare le aree in cui è possibile effettuare interventi di efficienza energetica.

Industria resiliente

La resilienza si riferisce alla necessità di sviluppare un grado più elevato di robustezza nella produzione industriale, dotandola di strumenti da applicare in caso di disruption e assicurandosi che possa fornire e supportare le infrastrutture fondamentali in tempi di crisi. Come detto, i cambiamenti geopolitici e le crisi naturali, come la pandemia di Covid-19, evidenziano la fragilità del nostro attuale approccio alla produzione globalizzata. Questo dovrebbe essere bilanciato sviluppando catene del valore strategiche sufficientemente resilienti, capacità di produzione adattabili e processi aziendali flessibili, in particolare laddove sono in gioco i bisogni umani fondamentali, come l’assistenza sanitaria o la sicurezza.

L’industria resiliente è un modello di produzione che mira a mantenere la continuità delle attività produttive nonostante gli shock esterni. Questo modello si basa sulla capacità di integrare i fattori di disruption all’interno dei processi e dei sistemi, al fine di ridurre al minimo gli impatti negativi sulle attività produttive e garantire la sopravvivenza dell’azienda.

La resilienza dell’industria si basa su una combinazione di fattori, tra cui la diversificazione delle fonti di rifornimento, la flessibilità della catena di approvvigionamento e la capacità di adattamento ai cambiamenti. Questo significa anche saper identificare rapidamente i rischi e adottare misure preventive per mitigare gli impatti negativi. In questo contesto, l’innovazione tecnologica svolge un ruolo essenziale. L’adozione di sistemi di monitoraggio e di controllo in tempo reale può aiutare a rilevare tempestivamente i problemi e a prevenire guasti alle attrezzature, garantendo così la continuità delle attività produttive, migliorare la flessibilità e l’adattabilità della produzione riducendo la dipendenza da fattori esterni.

Industry 5.0 e soft skills

L’Industry 5.0 sta quindi ridefinendo il modo in cui le aziende producono e distribuiscono beni e servizi. In questo nuovo contesto, le soft skills – ovvero le abilità trasversali come la comunicazione, il problem solving, l’empatia, la negoziazione, il pensiero critico e la leadership – diventano sempre più centrali per il successo aziendale.

Le aziende che vogliono sfruttare al meglio le opportunità offerte dall’automazione, infatti, devono essere in grado di gestire un’ampia varietà di tecnologie complesse e in continua evoluzione. Ciò richiede una forza lavoro altamente qualificata e in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti. Le soft skills sono fondamentali per garantire che le persone siano in grado di lavorare in modo efficace in team, di comunicare in modo chiaro e di risolvere i problemi in modo creativo.

Un capitolo a sé meritano le digital soft skills (tra cui l’empatia digitale) ovvero quel set di competenze trasversali essenziali per gestire le relazioni attraverso gli strumenti digitali. In un mondo tecnologizzato, è importante essere in grado di comunicare in modo efficace attraverso diversi canali, di adattare il registro di comunicazione in base ad essi e di comprendere le esigenze esterne per soddisfarle al meglio. Questo è solo possibile solo se si è allenati all’ascolto attivo anche nella dimensione “virtuale” degli strumenti digitali, non vedendo in questi ultimi un ostacolo alle relazioni umane “reali” bensì un’integrazione ad esse.

Le soft skills sono inoltre cruciali per la leadership. Ora più che mai le aziende devono essere in grado di adattarsi rapidamente ai cambiamenti e di prendere decisioni strategiche in tempi ristretti. Leader dotati di soft skills come il pensiero strategico e la capacità di influenzare gli altri sono in grado di guidare l’azienda verso un successo sostenibile, resiliente e prosperoso sul lungo termine

Resistenza al cambiamento: le macchine ci sostituiranno?

Eppure sembra essere così difficile abbracciare un nuovo modello di società. Ne ho parlato di recente con una professionista, collega nell’ambito del network di empowerment femminile Lean In, che ha fatto della trasformazione tecnologica il suo principale campo di lavoro, Tatiana Quercia, Ingegnera Spaziale. Ho raccolto alcune sue riflessioni che mi hanno confermato come, anche nella sua esperienza, le soft skills abbiano un ruolo centrale nell’Industry 5.0. 

Foto di Tatiana Quercia, Ingegnere aerospaziale
Tatiana Quercia, Ing. Spaziale

Gli shock sono la normalità del mercato, è un dato noto. La differenza è che negli ultimi anni il mondo ha conosciuto un’accelerazione dei cambiamenti. Ne abbiamo visti molti in minor tempo. Il sistema produttivo tradizionale si rivela non più sostenibile a lungo termine perchè non prende in considerazione il fatto che la realtà si modifica. Ecco allora che l’adattamento è necessario.
Quanto alla resistenza al cambiamento e alla paura del sopravvento delle macchine: la verità è che il successo risiede proprio nel capire quali sono i modi all’interno di un’azienda che possono far prosperare le persone. Prendiamo il caso delle nuove generazioni: i giovani non saranno a disposizione come i senior pensavano.
Proverei quindi a dare fiducia a chi cerca di creare il cambiamento. Parlando ad esempio di Intelligenza Artificiale, dobbiamo essere felici di avere robot! Le macchine non si possono autodeterminare. La paura deve essere quella di restare indietro, non del cambiamento. Bisogna accettare che ad un certo punto qualcosa, per quanto importante, non funziona più e cercare qualcos’altro. La tradizione non si cancella. 

Cosa fare quindi per agevolare la trasformazione 5.0?

La trasformazione è già in corso. Le aziende si stanno attrezzando per compierla in tempi rapidi e con fluidità. La società segue e guida, non senza difficoltà. Anche i singoli professionisti, a mio avviso, devono muoversi urgentemente in tal senso. Si impone come necessità assoluta lo sviluppo continuo delle competenze, soft e hard, l’up-skilling (l’aggiornamento delle competenze esistenti) e il re-skilling (l’apprendimento di nuove) anche in casi di seniority professionale o età avanzata.

Il World Manufacturing Forum ha identificato una top-10 delle competenze che stanno diventando imprescindibili. Sorprendentemente, solo quattro di esse fanno riferimento alle competenze tecniche: “alfabetizzazione digitale, intelligenza artificiale e analisi dei dati”, “lavorare con le nuove tecnologie”, “sicurezza informatica” e “consapevolezza dei dati”. Le restanti sono competenze trasversali legate al pensiero creativo, imprenditoriale e flessibile.

Report della Commissione Europea "World Manufacturing Forum's: ten skills for the future of manufacturing © World Manufacturing Forum" - gennaio 2021
World Manufacturing Forum’s: ten skills for the future of manufacturing © World Manufacturing Forum, 2021

Alfabetizzazione digitale

Capacità olistica di interagire, capire, rendere possibile e sviluppare nuovi sistemi digitali tecnologie, applicazioni e strumenti.

Intelligenza artificiale e digital analytics

Capacità di progettare nuove soluzioni di AI e, al tempo stesso, analizzare ed interpretare criticamente i dati rilevati

Problem-solving creativo

Capacità di risolvere i problemi utilizzando risorse e processi alternativi (il cosiddetto “pensiero laterale”) rispondendo alle sfide di un mondo che produce una quantità massiva di dati e opportunità tecnologiche in ambienti smart.

Approccio imprenditoriale

Capacità di concepire la propria attività professionale in modo proattivo, sia in caso di libera professione che di lavoro dipendente.

Attenzione alla sicurezza

Capacità di creare e contribuire ad ambienti di lavoro sicuri sia da un punto di vista fisico che psicologico, attingendo alle potenzialità delle innovazioni tecnologiche.

Mindset orientato all’inclusione della diversità

Capacità e allenamento alla creazione e applicazioni di processi, sistemi e contenuti che tengano conto della pluralità di identità e forme delle persone coinvolte.

Cybersecurity e attenzione alla gestione dei dati

Capacità di progettare e sviluppare soluzioni tecnologiche che tengano conto della sicurezza informatica e di fattori quali la privacy dei dati raccolti.

Gestione della complessità

Capacità di applicare e incoraggiare una visione di insieme dei processi e delle situazioni, gestendo sistemi complessi, attività simultanee e in continua evoluzione.

Competenze di comunicazione efficace

Capacità di comunicare in modo consapevole attraverso l’applicazione di strumenti quali l’ascolto attivo, la comunicazione non violenta, la leadership inclusiva, il feedback costruttivo, sia in contesti umani che attraverso i sistemi IT (digital soft skills)

Apertura al cambiamento continuo

Capacità di trasformazione e messa in discussione dello status-quo, favorendo il flusso di informazioni tra domini diversi.

Modernità fluida

Voglio concludere citando Zygmunt Bauman (sociologo, 1925-2017) , che già nel 1999, in anticipo su molti altri, individuò la caratteristica fondamentale e unicamente possibile del nostro presente: la fluidità. Delle relazioni, dei sistemi, della produzione, del pensiero. Nel suo best seller “Modernità liquida“, Bauman coglie e descrive l’esperienza individuale e le relazioni sociali come segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile.

“Abbandonate ogni speranza di totalità, futura come passata, voi che entrate nel mondo della modernità liquida. […] Il cambiamento è l’unica cosa permanente, e l’incertezza è l’unica certezza” .

Zygmunt Bauman, Modernità liquida, 1999

Industry 5.0 è una delle modalità possibili che prende forma nel nostro oggi e a cui siamo chiamati ad adattarci. In attesa del prossimo upgrade.


Questo articolo è stato scritto con l’ausilio del chatbot Chatgpt. Il lavoro di ricerca, revisione, personalizzazione e ottimizzazione è comunque durato oltre 8 ore. Confermo: le macchine ci aiutano, ma non ci sostituiranno.

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