Donna si allena

Resilienza, creatività, fiducia. Esercizi pratici per allenarci

Recentemente ho trovato un articolo del 2017 della dott.sa Angela Mammana, psicologa e coach umanista, scritto per la rivista Città Nuova, dal titolo “Resilienza, la chiave per affrontare le difficoltà“.

Ho la fortuna di conoscere Angela, mia docente presso il corso di Coaching Pluralistico Integrato di ASPIC, tra l’altro molto attiva sui social (vedi elenco in basso). Ho quindi pensato di attingere alle sue risorse per provare a darmi e darci qualche strumento per rimanere a galla in questa crisi e nuotare verso la nuova sponda.

Condivido la nostra chiacchierata, pensando che possa essere di beneficio per tutti noi.

Assorbire l’urto e recuperare l’equilibrio

Parliamo di resilienza. In fisica e meccanica, la resilienza è la “capacità di un materiale di assorbire energia elasticamente quando sottoposto a un carico o a un urto prima di giungere a rottura” (fonte: Enciclopedia della Scienza e della Tecnica, Treccani, 2008). Implica quindi un aspetto di elasticità e flessibilità, di abilità a recuperare uno stato di equilibrio.

Nel tuo articolo scrivi: “Essere resilienti non vuol dire necessariamente che si torni come prima o meglio di prima: significa che si è in grado di affrontare con successo le condizioni sfavorevoli“. Puoi spiegarci meglio?

Intendo dire che quando facciamo delle esperienze non siamo più quelli di prima. 

In psicologia essere resilienti indica la capacità di una persona di resistere alle difficoltà della vita senza farsi travolgere, la capacità di affrontare situazioni problematiche sentendosi migliorati e rinforzati. L’esperienza ci insegna qualcosa, ci lascia dei segni, creiamo delle credenze, quindi, oggi non siamo quelli di ieri. La qualità dell’esperienza e ciò che impariamo fa la differenza. Se riusciamo ad elaborare l’evento negativo e a mettere in campo le nostre strategie di fronteggiamento possiamo anche acquisire nuove competenze o essere consapevoli di avere delle attitudini inesplorate. In questo caso possiamo uscire da una crisi più resilienti e forti.

Alla portata di tutti?

In questi giorni sento molte persone dire “Io non ci riesco”, “Io non sono una persona flessibile”, “Non sono forte come…”.

La resilienza è alla portata di tutti o solo dei più forti?

Tutti possiamo scoprire delle parti di noi di cui non siamo consapevoli, ed è proprio il momento del “bisogno” che ce ne dà l’opportunità. A volte però abbiamo delle convinzioni depotenzianti su noi stessi che ci bloccano. Quindi dobbiamo fare attenzione a ciò che ci diciamo.

Possiamo ristrutturare le nostre convinzioni, il nostro linguaggio interno può cambiare e questo porterà nuove azioni che creeranno un circolo virtuoso. Per esempio: “Io non ci riesco..” può diventare “Posso provarci…”, “Non sono forte come…” può diventare “Potrei scoprire la mia forza, siamo diversi e ho anch’io le mie risorse”, “Saprò fare una cosa se inizio a farla…

6 esercizi pratici di resilienza

Recentemente hai realizzato una diretta facebook (video qui) durante la quale hai proposto 6 pratiche da realizzare in questa quarantena collettiva per allenare la nostra resilienza.Ecco i tuoi spunti:

  1. Prenditi cura di te: cura il corpo, ascolta i tuoi bisogni, fai cose che ti fanno stare bene!
  2. Definisci degli spazi personali: prenditi i tuoi spazi fisici in casa, un tempo per le tue cose!
  3. Rinforza i legami: senti le persone care, sii un supporto per loro e chiedi aiuto quando ne senti il bisogno!
  4. Crea soluzioni innovative: esprimi la tua creatività in tutti gli ambiti, crea, progetta per il futuro lavorativo, inventa qualcosa per superare questo momento!
  5. Ascolta le tue emozioni: ansia, paura, rabbia hanno bisogno di essere verbalizzate, scrivi il diario delle emozioni!
  6. Allena l’ottimismo: impara e allena i tuoi cari a vedere le piccole cose buone che ci sono, saranno un antidepressivo, scrivi e condividi 3 cose buone successe ogni giorno!

Creare soluzioni innovative

Mi piace molto il punto 4: creare soluzioni innovative. Per molti questo è un periodo drammatico dirallentamento o perdita del lavoro.

Ci può aiutare la creatività in questa situazione? E chi non si ritiene “creativo”?

Io sono fiduciosa perché credo nel capitale umano! Sono fiduciosa perché dentro ciascuno di noi c’è un potenziale che può esprimersi e spesso sono proprio le situazioni più stressanti e drammatiche che ci spingono ad andare oltre le nostre abitudini e creare qualcosa di nuovo per rispondere a nuovi bisogni.

Questo nuovo presente cosa ci chiede? Cosa dobbiamo affrontare e quali soluzioni possiamo attuare?

Questo tempo rallentato dà l’opportunità di fermarsi, studiare e pensare, coltivare le idee. La creatività è una necessità, si allena. Come? Scegliete un ambito in cui esprimerla, studiate, conoscete, osservate ed esplorate tutto ciò che è stato fatto o detto. Datevi un tempo per pensare, elaborare, riflettere. Poi fate delle ipotesi, e ragionate, seguite il vostro intuito… e poi ci sarà un momento in cui qualcosa di nuovo prenderà forma.  

Non c’è mai una sola soluzione alle cose, chiedetevi cosa potete fare di diverso!

È vero che la creatività non è buona amica dell’ansia e del panico. Quindi se queste emozioni stanno tirando il freno a mano alla vostra creatività, vi consiglio di parlarne con un professionista della relazione d’aiuto. A volte chiedere aiuto è già il primo passo che sblocca le risorse. Verbalizzate e scrivete quello che provate, vedrete che l’energia creativa tornerà a fluire. Possiamo essere protagonisti della storia!

L’ottimismo si impara

Personalmente ho la sensazione di nuotare controcorrente in questo momento difficilissimo. A volte galleggiare mi sembra già abbastanza. Come si può essere ottimisti in una situazione che realisticamente non è positiva?

E’ importante essere coscienti del rischio, avere paura ci salva dal contagio, la criticità va vista nella sua interezza e allo stesso tempo si può essere ottimisti. Abbiamo bisogno di essere fiduciosi nel futuro. L’ottimismo si impara! A tal proposito consiglio un libro di Seligman, Imparare l’ottimismo (Giunti, 2013).

L’ottimista non nega le avversità, guarda il mondo nella sua complessità cogliendo punti di debolezza e di forza, soprattutto si concentra su ciò che può controllare, lasciando andare ciò su cui non si può far nulla. L’ottimista ha speranza perché è consapevole di avere delle potenzialità, delle qualità, che lo possono portare verso una meta. L’ottimista sa che la vita è fatta di limiti e opportunità!

Roma (ma potrebbe essere qualunque parte del mondo), Marzo, 2020

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