Mani che si stringono in cerca di aiuto

Tragedia della guerra e contesto di lavoro. Come affrontare l’argomento con chi direttamente coinvolto?

L’invasione della Russia di Vladimir Putin in Ucraina, iniziata il 24 febbraio 2022, ha aperto scenari che pochissimi della generazione post seconda guerra mondiale in Occidente avevano conosciuto fin qui.

Per quanti di noi lavorano o hanno lavorato in contesti internazionali, è possibile che siamo in contatto stretto con colleghi e colleghe di nazionalità del territorio colpito, che lì vivono, lavorano o hanno persone care coinvolte.

È naturale voler inviare un messaggio o una parola a chi pensi stia soffrendo per la situazione, anche nell’ambito dei contesti professionali e creare spazi di ascolto al lavoro è sicuramente una competenza di leadership da allenare. È importante però ricordare che ogni persona vive la sofferenza, la rabbia, l’ansia, la paura e il lutto in modo diverso. Una nostra azione svolta in buona fede può sollevare oppure ferire il nostro interlocutore.

Lean In, network con cui collaboro, e OptionB.Org offrono qualche suggerimento per affrontare l’argomento tra colleghi e colleghe al fine di creare un ambiente in cui tutti si sentano accolti, capiti, rispettati, liberi e al sicuro.

Qui un estratto (rielaborato) del messaggio inviato dalla Sheryl Sandberg & Dave Goldberg Family Foundation alle network leaders di LeanIn.org inviato lo scorso 4 marzo 2022:


Come affrontare l’argomento della guerra con chi direttamente coinvolto?

[Adattamento e traduzione di chi scrive – Testo originale più in basso]

  1. Se vuoi parlare degli eventi ed esprimere le tue emozioni ed opinioni, evita di “spettacolizzare” e mettere al centro dell’attenzione il/la collega nel corso di riunioni in presenza o online (tantomeno su piattaforme e chat)
  2. Se ritieni di doverne parlare, chiediti se è il luogo e il momento adatto per farlo senza aspettarti che le persone coinvolte abbiano voglia di partecipare
  3. Assicurati che le persone coinvolte scelgano liberamente se esporsi o meno
  4. Prima di approcciare la persona e l’argomento, prova a farti le seguenti domande: che cosa sto cercando di ottenere? Questa persona è anche mia amica? Ho bisogno di processare la mia reazione emotiva agli eventi insieme a qualcuno? Se così, c’è qualche altro/altra collega a chi posso rivolgermi anziché la persona direttamente coinvolta?
  5. Posso posticipare o cancellare riunioni non indispensabili o sollevare il carico di lavoro delle persone coinvolte? Sono sicuro/sicura che loro siano d’accordo? (alcune persone preferiscono tenersi occupate per affrontare le difficoltà)
  6. Che tipo di relazione ho con queste persone? Se siamo appena conoscenti e normalmente parliamo del più e del meno, forse non abbiamo abbastanza confidenza per affrontare discussioni su argomenti sensibili.

Testo originale (comunicazione di LeanIn.org inviata a leaders del network il 4 marzo 2022):

How to reach out to your colleagues when there is violence or tragedy in the news?

As we watch this heartbreaking situation unfold, it’s hard for any of us to concentrate. Below are some things to consider before reaching out to a colleague whose family is directly affected by this crisis. This is how we internally handle violence/tragedy in the news at the Sheryl Sandberg and Dave Goldberg Family Foundation. We hope these tips are beneficial to you and that you receive them with grace.

Reaching out to colleagues when there is violence/tragedy in the news:

  • It’s natural to want to reach out to a colleague you think may be hurting, but remember that each person grieves differently and expresses and/or shares that grief in their own individual way.
  • Avoid “othering” your colleague or making them into a spectacle—don’t put your colleague on the spot during meetings or over Slack to discuss current events or to engage with your feelings.
  • If you wish to acknowledge a terrible event, reflect on whether it’s the right place and time to do so and speak with no expectations of participation from coworkers more closely affected by the issue.
  • We’re all humans with complex lives—sometimes we want to talk things out together and sometimes we just want to do our job, unplug and decompress. Make sure that in your desire to be helpful, you’re not taking away someone’s agency to make that choice for themselves.

If you’re thinking about reaching out, ask yourself the following questions:

  • What am I trying to accomplish?
  • Is this colleague also my friend? Am I trying to express my caring for my friend & colleague?
  • Do I want to process the events with my colleague? If so, which other friends or colleagues can I unpack with so that I don’t have to ask this colleague to give more of themselves to me?
  • Do I want to take a concrete step to ensure that my colleague feels seen and supported at work?
  • If so, can I push deadlines out, cancel or postpone non-critical meetings or take work directly off their plate?
  • If I am able to do this, have I asked them if this is what they want?
  • Some people prefer to work to stay busy and keep their minds occupied, so insisting on removing work can be counterproductive and paternalistic.
  • Do I already have a relationship with this person? What kind of relationship do we have?
  • If the only conversation you’ve had with a colleague is about the weather or other small talk, you’re probably not going to be their confidant and that’s ok.
  • Tailor your outreach to the relationship you have with that person today. If you wish you were close enough to someone to have a deep conversation about what’s happening in the news, then take the time to build that relationship. If you don’t, then your outreach may not land well, because you’re demanding more than you’ve earned.

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